“Il calcio, come la rivoluzione, è un sogno che non finisce mai”. Mentre lo dice, Darwin Pastorin pensa alle mille storie straordinarie che hanno scritto la sua carriera di giornalista e scrittore. A Foggia, lo scorso 14 aprile, è stato ospite dello Scurìa, nell’ambito delle iniziative che il Centro Sociale di via Da Zara dedicherà per tutto il mese alla lotta di liberazione dal nazifascismo. “Storie di calcio e di resistenza”, questo il titolo della serata. “Oggi su un giornale potremmo leggere il titolo Messi al Foggia. Un tempo, solo una notizia verificata aveva spazio”, ha detto Pastorin. Il calcio è cambiato, continua a far sognare milioni di persone in tutto il mondo, ma sembra più avaro di grandi storie. Chi se lo ricorda Socrates? Giocò anche in Italia, nella Fiorentina. In Brasile, mentre il Paese era sotto dittatura, s’inventò un esperimento rivoluzionario, quello della democrazia corinthiana: autogestione democratica dei giocatori, scelte di squadra prese di comune accordo, senza imposizioni gerarchiche. “Allora in Brasile la parola democrazia non si poteva pronunciare”, ha ricordato Pastorin, “e i giocatori del Corinthians la esibivano stampata sulla maglia”. Storie di calciatori ribelli, di uomini pensanti, di resistenza contro i regimi dittatoriali sudamericani. E poi Maradona, l’ultimo dei ribelli.

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