FOGGIA – “Dopo Roma anche a Foggia, con la minaccia di sgombero del cosiddetto ‘ghetto dei bulgari’, si sceglie di andare contro gli interessi dei bambini. Abbiamo appreso che il Comune vorrebbe smantellare l’accampamento che esiste da ormai vent’anni su suolo privato alle porte di Foggia, e che avrebbe l’intenzione di spedire i bambini nelle case di accoglienza, separandoli dalle loro famiglie. Come UNICEF, troviamo intollerabile che sul territorio italiano ci siano bambini che vivono in situazione di degrado che mettono a rischio la loro crescita, il loro sviluppo e a volte anche la loro vita. Ma ancora più intollerabile è che queste situazioni vengano ‘risolte’ con misure che infrangono ulteriormente i loro diritti”. E’ Andrea Iacomini, portavoce dell’UNICEF Italia, a prendere posizione contro l’ultima decisione dell’Amministrazione comunale di Foggia.

La scorsa settimana il Comune di Foggia, con degli agenti della Polizia Municipale, è tornato nel  “ghetto dei Bulgari” per notificare nuovamente  l’ordinanza sindacale di sgombero n.8 del 9.2.2017. L’ordinanza risale a febbraio 2017, ma all’epoca la procedura subì un arresto per omessa notifica alla quasi totalità dei nuclei familiari presenti nel ghetto e soprattutto perché mancante della traduzione in lingua bulgara.

“Venerdì scorso, i vigili urbani sono tornati al ghetto muniti della stessa ordinanza – informa un comunicato congiunto del comitato provinciale Unicef e della Camera Minorile di Capitanata -. L’ordinanza in questione risulta corredata di “traduzione” totalmente priva di ogni formalità giuridica, oltre che scritta in una lingua incomprensibile e comunque non in lingua bulgara. In ogni caso, quella ordinanza con “fogli” annessi non è stata formalmente consegnata e notificata ad alcuno”.

Sull’intera vicenda, ha preso posizione anche il portavoce nazionale dell’UNICEF Italia. “Ben vengano iniziative che mirano a migliorare la situazione di questi bambini, ma che siano coerenti con gli impegni presi dall’Italia per promuovere i loro diritti, impegni che i nostri sindaci devono seguire”, ha dichiarato Andrea Iacomini. “Questi impegni sono guidati dal principio del superiore interesse dei bambini, e non è certo separandoli dai propri genitori che si agisce nel loro interesse. Il bambino deve essere tutelato, sempre. Mi stupisco che l’assessorato alle Politiche Sociali e la Prefettura abbiano pensato a una soluzione del genere”, ha aggiunto il portavoce dell’UNICEF Italia.
“È uno scenario già visto, a Roma come in altre città: si sceglie di cancellare gli insediamenti informali dove vivono centinaia di famiglie ma non si prevede un’alternativa per loro e di fatto si lasciano in strada famiglie con bambini anche piccoli o, peggio ancora, si separano i bimbi dai genitori. Sono azioni che non tengono conto della dignità dei minori e sono inaccettabili”, ha concluso Iacomini.

Nel loro comunicato stampa congiunto, Rosalbina Perricone (comitato provinciale Unicef Foggia) e Maria Emilia De Martinis (presidente Camera Minorile di Capitanata) tornano a chiedere conto dell’operato dell’Amministrazione Landella riguardo al ghetto dei bulgari. “A fronte di questo ulteriore maldestro e superficiale tentativo di sgombero, ci si chiede, in primis, quali siano le soluzioni messe in atto dal Comune nell’immediato, ma anche a lungo termine dirette alla salvaguardia dei minori e al loro diritto a crescere all’interno della famiglia di origine. L’eventuale soluzione di un collocamento di massa dei minori all’interno di strutture, con o senza le madri, sarebbe anche di difficile realizzazione poiché non condivisa con le famiglie che, di contro, attendevano degli interventi a sostegno dei nuclei familiari e, solo ad esito negativo, un eventuale allontanamento dei propri figli (come previsto normativamente). Il tutto specie alla luce della circostanza che il programmato e tanto auspicato centro diurno, frutto di una collaborazione di volontari e della Caritas, di fatto, non ha avuto mai realizzazione piena, poiché lo stesso giorno di inizio delle attività il Comune tentò la prima notifica dell’ordinanza di sgombero senza alcun preavviso o condivisione. Questa circostanza ha allarmato la comunità dei bulgari che ha inteso tutto il progetto come una “trappola”. Pertanto, tutto il lavoro dei volontari è stato vanificato. A ciò si aggiunga, l’enorme dispendio economico che il comune avrebbe con il collocamento dei minori in comunità, esborso che potrebbe essere notevolmente ridotto ipotizzando altre soluzioni a sostegno dei minori e dei nuclei familiari”.

 

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