Quando una persona ha donato tanto agli altri – attraverso intelligenza, grazia e passione – la sua figura, la sua anima, restano vive. Per sempre. Vive nei valori, nella conoscenza, nell’amore che quella persona è stata capace di trasmettere. La professoressa Marilena Di Salvio è una di quelle persone. A testimoniarlo sono state le reazioni di un’intera comunità di studenti, quelli del Liceo Classico Bonghi di Lucera, alla notizia che la professoressa ci aveva lasciato. Il “suo” Liceo era il nostro liceo. Una coincidenza non scontata. Quel liceo che, fino all’ultimo, ha amato e difeso anche attraverso facebook, postando articoli e notizie che illustravano quanto ancora oggi siano illuminanti le materie distintive di quella scuola, il greco e il latino. Illuminanti e vive, vibranti di significato, capaci di dare una “pre-lettura” del mondo, un orientamento come i punti cardinali su una mappa. La professoressa Marilena Di Salvio ci ha lasciati alla vigilia di Natale. Non è mai facile descrivere una persona a chi non l’ha conosciuta direttamente. Insegnava greco e latino. Amava profondamente insegnare. Lo faceva con rigore ed equità, avendo rispetto del suo ruolo e delle persone che aveva di fronte, ragazze e ragazzi che vivono il momento più vitale e contraddittorio della propria esistenza.

Quel poco che so e che amo del teatro greco fu lei a trasmettermelo, e a insegnarmelo. Non c’erano riusciti al Lanza, il liceo classico di Foggia che frequentai per due anni, probabilmente per colpa mia. A Lucera, al “Bonghi”, ci riuscì nel triennio successivo la professoressa Marilena Di Salvio, con la preziosa collaborazione di un’esperta di teatro, Lucianna Modola. Con alcuni professori, riuscivi a sfangarla “di simpatia”. Con lei no. Nelle traduzioni ero un disastro: se non studi bene al ginnasio, è quasi impossibile recuperare dopo in greco e latino scritti. Il primo anno, la Di Salvio mi rimandò a settembre sia in greco che in latino. Giusto così. Il secondo anno, invece, fui premiato per il mio impegno nel progetto teatrale sull’Antigone. Più che impegno, fu entusiasmo. Prendemmo una grandinata di applausi al Tommasone, per come avevamo messo in scena la tragedia di Sofocle grazie a lei e alla Modola. Per la gita scolastica della seconda liceo, fui tra quelli che preferirono il palco del Festival Internazionale del Teatro Greco di Siracusa alla più blasonata Parigi. Facemmo la nostra porca figura in Sicilia. Fummo tra i premiati, vennero a complimentarsi. Lei, la Di Salvio, fu orgogliosa di noi, e noi eravamo fieri di questo. Era il nostro liceo, e c’eravamo fatti onore, divertendoci. La nostra professoressa non era solo un’insegnante con i controfiocchi, era una donna bellissima: colta, elegante, autorevole. Con quegli occhi chiari che, quando corrispondevamo il suo amore per il teatro greco, potevi veder brillare assieme a uno splendido sorriso. La professoressa Marilena Di Salvio è una di quelle figure che ricordi quando vorresti che la scuola, per i tuoi figli, fosse com’era la sua scuola, la nostra scuola. Una scuola che ti fa scoprire, che ti fa pulsare, che illumina come quando deduci il significato di una parola sconosciuta ragionando sulle sue radici greche. La Di Salvio ha seminato futuro. Lo vedo nel cammino di quel mio amico che del teatro ha fatto la sua vita. Lo vedo nell’amore che mia figlia ha per il teatro. In quella scelta, in quell’amore, continuano a brillare di domani gli occhi della nostra professoressa. Io la ringrazio, professoressa, dedicandole gli applausi di Siracusa e la bellezza del suo teatro.

Francesco Quitadamo

foto www.sicilymag.it

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