FOGGIA – In estate, con i due incidenti in cui hanno perso la vita 16 braccianti, il mondo dell’agricoltura foggiana ha toccato il punto più basso della sua orribile annata. Tra luglio e agosto, si è tornati a parlare di caporalato, di sfruttamento, di condizioni lavorative e di vita disumane nel comparto primario, non solo sui campi, in una situazione che molto spesso accomuna italiani e stranieri. Le due tragedie, verificatesi a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, hanno richiamato l’attenzione dei media nazionali, suscitato polemiche, mobilitando la politica nazionale con l’arrivo a Foggia del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

LO STRAPOTERE DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE. Nei giorni e nelle settimane successive alla morte dei braccianti immigrati, il mirino dell’opinione pubblica è stato puntato anche sullo strapotere della GDO, la Grande Distribuzione Organizzata, quella delle multinazionali proprietarie degli ipermercati. Nelle regole senza scrupoli dei numeri, le aste al ribasso impongono prezzi sempre più bassi per la materia prima. Una corsa al ribasso che mette nel tritacarne diritti dei lavoratori, equa remunerazione dei produttori, investimenti per la qualità del prodotto a salvaguardia della salute dei cittadini.

FURTI, BOMBE ECOLOGICHE E CRIMINALITA’ NELLE CAMPAGNE. Il mondo agricolo è sotto pressione da anni. Resta altissima la preoccupazione delle aziende agricole per il fenomeno, lontano dall’essere stroncato, dei furti nelle campagne. Forze dell’ordine e magistratura stanno compiendo uno sforzo suppletivo, con alcuni importanti risultati, ma quella che è ormai divenuta un’emergenza cronica continua a causare danni per migliaia di euro agli imprenditori agricoli. La criminalità nelle campagne agisce anche mettendo a segno colpi devastanti per le aziende, come il furto di mezzi e attrezzature. Il caso Cerignola, invece, con tonnellate di rifiuti di ogni genere ammassati nell’area dell’Interporto negli scorsi mesi, ha messo drammaticamente in evidenza il problema di vere e proprie “bombe ecologiche” disseminate sul territorio, tra discariche abusive e scarichi di acque maleodoranti.

DANNI DA FAUNA SELVATICA. Lupi, cinghiali, storni: in alcune zone, la fauna selvatica è diventata un vero e proprio incubo per gli agricoltori e gli allevatori. La presenza e l’azione dei lupi, soprattutto sul Gargano e nella zona di Monte Sant’Angelo, ha creato molti danni agli allevatori, oltre a rappresentare un rischio per la sicurezza di tutti. Difficile anche la convivenza con il proliferare dei cinghiali.

POMODORO, MENO PRODUZIONE PIU’ QUALITA’. Difficile continuare a definire il pomodoro come “l’oro rosso” della Capitanata. Nel 2018, secondo i dati diffusi dalle principali organizzazioni agricole, la produzione del pomodoro è calata del 15%. Fatta eccezione per le premialità riconosciute ad alcuni produttori, figlie di una qualità del prodotto al di sopra della media stagionale, i prezzi riconosciuti alle aziende agricole si sono attestati sui livelli, piuttosto bassi, raggiunti del 2017. Nessun miglioramento, dunque. Restano tutti i problemi inerenti alla debolezza contrattuale dei produttori rispetto alle industrie di trasformazione e alla grande distribuzione.

OLIO, CALI PRODUTTIVI FINO AL MENO 50%. Per gli olivicoltori, il 2018 è stato uno degli anni peggiori dell’ultimo decennio. Il calo della produzione, in alcune zone, è arrivato a registrare fino al meno 50%, nelle aree di Cerignola a causa soprattutto della mosca olearia, mentre a Manfredonia e in alcune zone del Gargano è stato il maltempo a condizionare in negativo la raccolta e la trasformazione. Si pensava che un quantitativo inferiore di olio immesso sul mercato avrebbe generato un aumento dei prezzi corrisposti ai produttori, ma questo non si è verificato, se non in minima parte e comunque non sufficiente a compensare i danni di una stagione negativa.

UVA E VINO, CI SI SALVA “IN CALCIO D’ANGOLO”. Dati positivi e negativi si alternano, a macchia di leopardo, sulla cartina geografica della provincia di Foggia. In media, il periodo della vendemmia ha registrato un calo stimabile fra il 12 e il 18 per cento. Diverse le cause della minore produzione, ma quella che ha inciso di più è certamente il maltempo, con fenomeni atmosferici estremi creati dai cambiamenti climatici. A un calo quantitativo della produzione, però, fa da contraltare una buona annata per quanto riguarda la qualità. Crescono soprattutto i rosati. A febbraio, il Giappone ha incoronato due vini foggiani tra i migliori del mondo nelle rispettive categorie. Al Sakura Awards, il concorso enologico internazionale più importante del Paese del Sol Levante, l’azienda vitivinicola Borgo Turrito di Foggia ha portato a casa due medaglie d’oro: una per il rosso TroQué IGP Puglia Nero di Troia 2016, l’altra per il rosato CalaRosa IGP Puglia Nero di Troia 2017. Gli ultimi dati disponibili, rilevano che le importazioni di vino, da parte del Giappone, sono costantemente aumentate a partire dal 2010, attestandosi a fine 2016 alla ragguardevole cifra di 1.378 milioni di euro. Per quanto riguarda i vini imbottigliati, l’Italia è terza per valore esportato in Giappone, preceduta da Francia e Cile. Segno più per l’export di tutto il comparto agroalimentare, in provincia di Foggia, con un +21% per la trasformazione ortofrutticola.

GRANO, PREZZI BASSI E PRODUZIONE SENZA EXPLOIT. È stata un’annata granaria appena sufficiente. C’è stata una produzione inferiore rispetto al 2017, soprattutto a causa del clima sfavorevole in alcune zone, ma con un elevato tenore proteico. Sono diminuite le importazioni dall’estero, conseguenza del grano rimasto invenduto nei depositi in Capitanata. Parliamo di circa 400mila quintali di grano residuo del 2016 e 2017. Il granaio d’Italia si conferma detentore di un livello qualitativo che non viene però adeguatamente retribuito. Alcuni contratti di filiera hanno tenuto, altri non hanno funzionato. Gli accordi di filiera vanno rivisti, cercando di renderli omogenei e più flessibili. Il prezzo non soddisfa la parte agricola.

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