Gli agricoltori uniscono la Puglia: tutti a Bari il 7 gennaio. Ecco perché bisogna condividere la loro lotta

Sono gli agricoltori a unire la Puglia. Non ne possono più. Da Foggia alla Bat, da Bari a Taranto, da Brindisi a  Lecce, per loro gli ultimi sono stati anni terribili. La siccità, le gelate, la xylella che avanza e assieme agli altri problemi si mangia quasi il 70 per cento del comparto olivicolo. E poi il PSR, quel benedetto-maledetto Piano di Sviluppo Rurale che non decolla, s’impantana tra ricorsi, denunce, rinvii, fondi non erogati, procedure che mostrano limiti e lacune. “La misura è colma”, hanno fatto sapere i Gilet Arancioni. Fatta eccezione per Coldiretti, la stragrande maggioranza del mondo agricolo pugliese, i sindacati con la Cgil in testa, i comuni, le associazioni agricole e quelle di categoria, gli agricoltori di tutte le sei province pugliesi saranno a Bari, lunedì 7 gennaio alle ore 10, in piazza Prefettura. Il coordinamento è ampio, un fronte unico che vede insieme Agci, Associazione frantoiani di Puglia, CIA Agricoltori Italiani della Puglia, Confagricoltura, Confocooperative, Italia olivicola, Legacoop, Movimento nazionale agricoltura e Unapol. Ci saranno anche Cgil, Cisl, Uil. Il fronte della protesta si allarga giorno dopo giorno: anche i Comuni pugliesi, rappresentati dall’Anci saranno in piazza con i loro gonfaloni.

L’AGRICOLTURA E’ BALUARDO SOCIALE ED ECONOMICO IN PUGLIA. Il comparto primario, in Puglia, significa occupazione, molto spesso buona occupazione, con una fetta sempre più ampia di donne e di giovani, soprattutto nei settori più innovativi rappresentati dall’agricoltura multifunzionale, le filiere corte d’eccellenza, gli agriturismi e le fattorie sociali. La tragedia del caporalato è una ferita sempre sanguinosa, da combattere non solo come un “fenomeno di ordine pubblico”, ma sono  tantissimi gli immigrati assunti periodicamente e secondo le regole.  L’agricoltura resta il settore che più e meglio di altri riesce a fare integrazione vera. Ed è grazie allo sviluppo delle cosiddette “filiere corte” che l’enogastronomia è diventata uno dei principali vettori per l’ampliamento dell’offerta turistica pugliese. Si mangia bene in Puglia. I turisti apprezzano la cultura e le tradizioni legate al cibo, scoprono le zone rurali, gli antichi frantoi, le cantine, i nuovi vini rosati che conquistano quote crescenti di mercato e di consensi. Insomma, l’agricoltura è un settore strategico, da sostenere e su cui innestare nuove dinamiche di sviluppo. Per farlo, però, occorre che il PSR sia finalmente sbloccato, che i settori in difficoltà siano oggetto di azioni, programmi e interventi mirati di rilancio. A partire dal settore olivicolo. La xylella e le calamità degli ultimi anni sono stati le cause principali di danni enormi, di un rilevante decremento della produzione e una conseguente diminuzione delle giornate lavorative per migliaia di persone.

IN CAPITANATA IL 2018 è stato un anno nero per l’agricoltura. In estate, con i due incidenti in cui hanno perso la vita 16 braccianti, il mondo dell’agricoltura foggiana ha toccato il punto più basso della sua orribile annata. Tra luglio e agosto, si è tornati a parlare di caporalato, di sfruttamento, di condizioni lavorative e di vita disumane nel comparto primario, non solo sui campi, in una situazione che molto spesso accomuna italiani e stranieri. Le due tragedie, verificatesi a distanza di pochi giorni l’una dall’altra, hanno richiamato l’attenzione dei media nazionali, suscitato polemiche, mobilitando la politica nazionale con l’arrivo a Foggia del presidente del Consiglio Giuseppe Conte e dei ministri Matteo Salvini e Luigi Di Maio.

LO STRAPOTERE DELLA GRANDE DISTRIBUZIONE. Nei giorni e nelle settimane successive alla morte dei braccianti immigrati, il mirino dell’opinione pubblica è stato puntato anche sullo strapotere della GDO, la Grande Distribuzione Organizzata, quella delle multinazionali proprietarie degli ipermercati. Nelle regole senza scrupoli dei numeri, le aste al ribasso impongono prezzi sempre più bassi per la materia prima. Una corsa al ribasso che mette nel tritacarne diritti dei lavoratori, equa remunerazione dei produttori, investimenti per la qualità del prodotto a salvaguardia della salute dei cittadini.

FURTI, BOMBE ECOLOGICHE E CRIMINALITA’ NELLE CAMPAGNE. Il mondo agricolo è sotto pressione da anni. Resta altissima la preoccupazione delle aziende agricole per il fenomeno, lontano dall’essere stroncato, dei furti nelle campagne. Un fenomeno che accomuna tutta la Puglia. Forze dell’ordine e magistratura stanno compiendo uno sforzo suppletivo, con alcuni importanti risultati, ma quella che è ormai divenuta un’emergenza cronica continua a causare danni per migliaia di euro agli imprenditori agricoli. La criminalità nelle campagne agisce anche mettendo a segno colpi devastanti per le aziende, come il furto di mezzi e attrezzature. Il caso Cerignola, invece, con tonnellate di rifiuti di ogni genere ammassati nell’area dell’Interporto negli scorsi mesi, ha messo drammaticamente in evidenza il problema di vere e proprie “bombe ecologiche” disseminate sul territorio, tra discariche abusive e scarichi di acque maleodoranti.

DANNI DA FAUNA SELVATICA. Lupi, cinghiali, storni: in alcune zone, la fauna selvatica è diventata un vero e proprio incubo per gli agricoltori e gli allevatori pugliesi. La presenza e l’azione dei lupi, soprattutto sul Gargano e nella zona di Monte Sant’Angelo, ha creato molti danni agli allevatori, oltre a rappresentare un rischio per la sicurezza di tutti. Difficile anche la convivenza con il proliferare dei cinghiali.

POMODORO, MENO PRODUZIONE PIU’ QUALITA’. Difficile continuare a definire il pomodoro come “l’oro rosso” della Capitanata. Nel 2018, secondo i dati diffusi dalle principali organizzazioni agricole, la produzione del pomodoro è calata del 15%. Fatta eccezione per le premialità riconosciute ad alcuni produttori, figlie di una qualità del prodotto al di sopra della media stagionale, i prezzi riconosciuti alle aziende agricole si sono attestati sui livelli, piuttosto bassi, raggiunti del 2017. Nessun miglioramento, dunque. Restano tutti i problemi inerenti alla debolezza contrattuale dei produttori rispetto alle industrie di trasformazione e alla grande distribuzione.

OLIO, CALI PRODUTTIVI FINO AL MENO 50%. Per gli olivicoltori, il 2018 è stato uno degli anni peggiori dell’ultimo decennio. Il calo della produzione, in alcune zone, è arrivato a registrare fino al meno 50%, nelle aree di Cerignola a causa soprattutto della mosca olearia, mentre a Manfredonia e in alcune zone del Gargano è stato il maltempo a condizionare in negativo la raccolta e la trasformazione. Si pensava che un quantitativo inferiore di olio immesso sul mercato avrebbe generato un aumento dei prezzi corrisposti ai produttori, ma questo non si è verificato, se non in minima parte e comunque non sufficiente a compensare i danni di una stagione negativa.

UVA E VINO, CI SI SALVA “IN CALCIO D’ANGOLO”. Dati positivi e negativi si alternano, a macchia di leopardo, sulla cartina geografica della provincia di Foggia, per ciò che riguarda il settore vitivinicolo. In media, il periodo della vendemmia ha registrato un calo stimabile fra il 12 e il 18 per cento. Diverse le cause della minore produzione, ma quella che ha inciso di più è certamente il maltempo, con fenomeni atmosferici estremi creati dai cambiamenti climatici. A un calo quantitativo della produzione, però, fa da contraltare una buona annata per quanto riguarda la qualità.

GRANO, PREZZI BASSI E PRODUZIONE SENZA EXPLOIT. È stata un’annata granaria appena sufficiente. C’è stata una produzione inferiore rispetto al 2017, soprattutto a causa del clima sfavorevole in alcune zone, ma con un elevato tenore proteico. Sono diminuite le importazioni dall’estero, conseguenza del grano rimasto invenduto nei depositi in Capitanata. Parliamo di circa 400mila quintali di grano residuo del 2016 e 2017. Il granaio d’Italia si conferma detentore di un livello qualitativo che non viene però adeguatamente retribuito. Alcuni contratti di filiera hanno tenuto, altri non hanno funzionato. Gli accordi di filiera vanno rivisti, cercando di renderli omogenei e più flessibili. Il prezzo non soddisfa la parte agricola.

happy wheels 2 demo