LUCERA – Una grande sfilata dietro a un carro misterioso. L’ingresso spettacolare in Piazza Duomo, con la Cattedrale e gli storici palazzi nobiliari illuminati a festa. Dal 7 dicembre 2019, e fino all’11 gennaio 2020, Lucera indosserà il vestito più elegante e sontuoso per mostrarsi in tutto il suo splendore. Sabato 7, dalle 17.30, si terrà l’inaugurazione degli eventi e degli allestimenti preparati per il Natale. Santa Claus, quest’anno, prenderà dimora nell’ex Enoteca comunale, un luogo affascinante, posto nelle viscere dell’antico Palazzo De Troia, in Piazza Nocelli. Da lì, dal cuore di vino della Città d’Arte, ci si potrà poi addentrare in strade e piazze, visitare le splendide chiese di Lucera e, ancora, il Museo Fiorelli, l’Anfiteatro romano, la splendida Villa Comunale ‘dirimpettaia’ del Castello, la Fortezza Svevo-Angioina accovacciata come una leonessa sul punto più alto, a dominare il Tavoliere con le sue torri, le possenti mura, l’enorme fossato. No, non è tutto. Non è possibile dimenticarsi della Biblioteca-pinacoteca comunale, splendida, all’interno dell’ex Convento SS Salvatore. E poi c’è il Lucera Light Festival 2019, gli edifici monumentali che si trasformano in ‘tele’ artistiche per proiezioni e dipinti che diventano la loro nuova pelle, la musica e le sorprese che l’organizzazione svelerà nei prossimi giorni.

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Forse è il momento migliore per scoprire le meraviglie di una delle città più antiche e affascinanti d’Italia. In primavera, Lucera è ancora più bella, ma nel periodo natalizio tutto è esposto, ogni luogo è accessibile, visitabile più facilmente. Lo sarà grazie al servizio di accoglienza e di informazioni allocato proprio all’interno della nuova Casa di Babbo Natale, nell’ex Enoteca comunale. E’ del tutto arbitrario indicare uno e un solo elemento che rappresenti tutto il patrimonio della Città d’Arte ma, se proprio si deve, allora la scelta non può che ricadere proprio su Piazza Duomo. Questo è il luogo più caro ai lucerini, con la splendida Cattedrale, il Palazzo Vescovile e il suo museo, l’antico Circolo Unione, i tanti e bellissimi palazzi nobiliari. Da qui, dal cuore della città, può iniziare un viaggio emozionante che porta al Museo Fiorelli, al Teatro Garibaldi,  alla Chiesa di San Francesco, alle strade labirintiche e poi, ancora, alla maestosa e imponente Fortezza Svevo-Angioina, la Villa Comunale, la Biblioteca-Pinacoteca e l’Anfiteatro Augusteo che ci riporta indietro di 2000 anni.  Questo non è il cuore dell’antica “civitas”, è la città che incontra sé stessa, quotidianamente, dando un senso di unità alle diverse anime che in questa piazza hanno convissuto, lottato, sgomitato, prevalendo solo temporaneamente l’una sull’altra. A vederla dall’alto sembra disegnata per un film di Wim Wenders. E invece è stato Massimo Troisi a sceglierla per uno dei suoi film più belli, “Le vie del Signore sono finite”. Il tema del miracolo, dell’evento salvifico che arriva ad alleviare le umane pene, ha trovato in questa piazza, prodigio anch’essa, ma di storia, architettura e fascino, una dimensione ideale. Il microcosmo che si dischiude da qui è ampio quanto le ali di un angelo in un sogno mistico. E poi la storia. Ogni singolo episodio, ribellioni, manifestazioni di giubilo, tragedie, guerre e pacificazioni: tutto, della storia di Lucera e dei momenti memorabili del Paese, è nato o comunque passato da qui. E ancora la musica. E’ qui che sono state cantate le armi, innalzati gli osanna; hanno risuonato la tromba del silenzio e le campane della cattedrale, l’internazionale socialista e il più prosaico inno alle fortune di Berlusconi (che in questa piazza non è c’è mai stato). Le voci dei mercanti, quelle dei bambini la domenica mattina. Nelle sere d’estate, “ammizze o’ larghe”, si ritrovano centinaia di giovani; prima del calar del sole, invece, sono gli anziani dei circoli e delle sezioni i padroni del salotto di pietra. A questa piazza, che immancabilmente fa da sfondo a emblemi, stemmi e perfino a marchi commerciali, sono stati dedicati anche dei forum virtuali, ma incredibilmente nessun libro. Forse perché troppo difficile è l’impresa di raccontarla quando è la stessa piazza, giorno dopo giorno, a scrivere nuove storie, a raccontare e a far scorrere la vita dei lucerini sulla sua dura pietra secolare. Piazza Duomo è tutto questo e molto, molto di più: ecco perché, nel pensiero e negli scritti, i lucerini la vogliono sempre maiuscola.

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