Tutolo ha fatto “trimbone salva tutti”. In un lampo, in una sola frase, ha finalmente liberato chi, fino a ieri, si era sentito in colpa per essere andato una volta di più al supermercato, per essersi fermato sotto al balcone dei genitori per un rapido saluto. Il sindaco di Lucera ha spiegato di essere stato invitato a pranzo dal cognato. Lui però è rimasto a condurre la sua battaglia nel Palazzo Municipale. “Stanno soltanto mia moglie e mio figlio adesso là”. E’ bastata una frase per spezzare un incantesimo. Tutolo ha davvero fatto “tana libera tutti”. Finalmente. E’ come se a un tratto, in un secondo o anche meno, tutti abbiano capito che dobbiamo finirla di indicare sempre “l’altro” come l’untore, il furbetto, l’irresponsabile, l’indisciplinato. E abbiamo ampiamente “scassato i cabasisi” con quel “restate a casa” sempre coniugato alla seconda persona plurale. “Voi, non io”. Non c’è nessun “voi”, non esiste alcun “loro”. Siamo realmente tutti sulla stessa barca, almeno per quanto riguarda la difficoltà di dover rinunciare alla nostra libertà di movimento e dover limitare la nostra vita nel perimetro di quattro mura. Nessun “voi sciocchi” o “loro furbetti”, dunque. C’è il comportamento responsabile di milioni di persone, che stanno chiuse tra quattro mura da settimane, senza fare proclami, senza appuntarsi la stella di latta da sceriffo, senza scrivere e fare dirette su facebook. Non mi riferisco a Tutolo, ma ai “predico bene” dei social. Ci sono milioni di persone che con grandi difficoltà restano a casa. E ci restano senza rompere le scatole agli altri, senza additarli se li vedono per strada, senza disprezzarli se li scorgono in bicicletta, senza accumulare odio se li vedono in compagnia di un figlio o di un cane. Insomma, c’è chi resta a casa senza sentirsi un eroe o un censore del comportamento altrui. E in mezzo a quei milioni ce ne sono tanti che restano a casa pur vivendo una condizione di disagio e angoscia per l’oggi e per il domani, in pochi metri quadrati, in case per cui non sanno più come pagare il fitto. Ci sono gli anziani soli, ai quali Landella, il sindaco di Foggia, ha tolto anche le panchine. Ci sono i disabili psichici. C’è chi avrebbe tanto bisogno del conforto di un parente, e magari si è pure sentito in colpa quando è andato a trovarne qualcuno limitandosi ad alzare la testa per salutarlo mentre quello era al balcone. Tutolo ha sbagliato e ha chiesto scusa. Chi continua a sbagliare, senza chiedere scusa, sono quelli che giustificano il sindaco di Lucera e, un attimo dopo, continuano a rompere i cabasisi agli altri.

di Francesco Quitadamo

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