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A Giugliano sconfitta indigesta, ma che Foggia è questo?

La squadra non è squadra, nessuna identità, scelte incomprensibili

Il Foggia a Giugliano perde la partita e la faccia. Prestazione a dir poco vergognosa dei satanelli, che vengono sconfitti dalla terzultima in classifica, la quale, fra l’altro, non aveva nemmeno una guida tecnica.
Per la prima volta in stagione viene messo in forte discussione anche mister Auteri, seppur il patron Casillo si sia precipitato a confermare l’allenatore comunicando la volontà di andare avanti con questo progetto. Sarà una fiducia a tempo per il tecnico: una mancata vittoria domenica prossima in casa contro la Cavese metterebbe a serio rischio la sua permanenza.
Auteri, messo da parte lo scellerato 3-4-1-2 adottato contro il Potenza con l’utilizzo di Panico dietro le punte, torna al 3-5-2. In difesa fuori Di Pasquale, al suo posto Azarovs; a metà campo fuori Haoudi e lo stesso Panico, dentro Gallo e Coulibaly.
Il vantaggio di Ravasio è pura illusione: subito dopo il gol dello 0-1, infatti, il Foggia sparisce letteralmente dal campo offrendo la più brutta prestazione di tutta la stagione. Auteri nell’intervallo, incomprensibilmente, non cambia la squadra, limitandosi a sostituire Azarovs (ammonito) con Smerali e lasciando invariato il 3-5-2. Così come accaduto contro il Potenza, solo dopo aver incassato il terzo gol l’allenatore rossonero cambia assetto: dentro Haoudi e Touré e passaggio a un più offensivo 4-2-3-1. Ma è ormai troppo tardi. Anzi, nemmeno i successivi innesti di Del Sole e Merdji infondono un minimo di sussulto di dignità alla truppa rossonera.
Il Foggia perde la sua seconda partita consecutiva subendo in una settimana ben sei gol. Il bottino, dopo dieci giornate, dice solo undici punti e quattordicesimo posto in classifica. Non si è in piena zona play-out solo per la differenza reti.
E ora i tifosi si interrogano sul progetto rossonero. Un progetto che ha avuto il vantaggio di iniziare sul famoso “foglio in bianco”, ossia sulla possibilità di costruire una rosa da zero a gusto e piacere del mister e del direttore sportivo. Ma proprio da questo “foglio in bianco” nascono le principali incoerenze e contraddizioni. Sono stati acquistati, infatti, sette attaccanti di fascia: Ovisach, Touré, Bigonzoni, Petito, Del Sole, Clergè e Panico. Ebbene, alla decima giornata si opta per un modulo (il 3-5-2) che, per forza di cose, non prevede l’utilizzo di questi esterni. Non a caso, proprio ieri sera, ben cinque di loro erano seduti contemporaneamente in panchina. Non solo: anche il talentuoso Haoudi è sacrificato dall’assetto adottato dal mister in queste ultime giornate.
E allora che senso ha? Perché questa situazione paradossale? Perché prendere sette esterni d’attacco e giocare con il 3-5-2? Perché rinunciare a un Foggia più propositivo che potrebbe fare leva sui suoi giocatori più talentuosi, finiti invece tristemente in panchina?
Riflessioni che dovranno per forza di cose portare a una soluzione: cambio di modulo e di mentalità o cambio di guida tecnica. Purtroppo per Auteri e per i tifosi, queste sono le uniche opzioni sul tavolo. Da giorni sosteniamo che il tempo degli esperimenti sia finito. Serve un assetto stabile e definitivo (nel modulo e negli interpreti) per permettere un’amalgama e un affiatamento indispensabili se si vogliono raggiungere risultati importanti. Già, ma, forse, è proprio questo il problema: quali risultati si vogliono raggiungere? Qual è il vero obiettivo di questa squadra? Dove si vuole arrivare? Crediamo che il minimo che si possa fare è dare ai tifosi tutte queste risposte. Perché Foggia merita molto di più di uno spettacolo indegno: Foggia merita una squadra che giochi con la stessa passione viscerale con cui la sua gente la ama da sempre.

di Nicola Maggio, 21 ottobre ore 11:05

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