Un fondo di 100 milioni di euro, per il periodo 2017-2023, da utilizzare per investimenti nei comuni italiani con meno di 5mila abitanti. La legge sui piccoli borghi è stata approvata definitivamente. In Puglia i paesi che potranno beneficiare sono 85 e, di questi, 38 sono in provincia di Foggia. La Capitanata, assieme al Leccese (40 borghi al di sotto dei 5mila abitanti), è la provincia pugliese col numero più alto di piccoli comuni.

La legge nasce con l’intento di portare sostegno per lo sviluppo strutturale, economico e sociale di questi territori, cercando di combattere lo spopolamento puntando su banda larga, alberghi diffusi, misure per il contrasto al dissesto idrogeologico con contributi per la riqualificazione del patrimonio immobiliare, la tutela dell’ambiente, la messa in sicurezza di strade e edifici scolastici e la promozione delle produzioni agroalimentari a filiera corta.

“Un importante provvedimento che regala a tante realtà altrimenti dimenticate una grande opportunità per il futuro – hanno spiegato i deputati pugliesi Giuseppe L’Abbate ed Emanuele Scagliusi (M5S) attraverso una nota – Si tratta di un percorso durato anni, iniziato a settembre 2013 e proseguito su spinta della nostra collega Terzoni con l’obiettivo di salvare e valorizzare i borghi d’Italia a rischio spopolamento ed estendere così alle aree interne una politica di sviluppo sinora incentrata quasi solo sulle grandi città”.

Per accedere ai finanziamenti, i piccoli comuni dovranno rientrare almeno in una di queste categorie: essere centri collocati in aree interessate da fenomeni di dissesto idrogeologico, oppure caratterizzati da marcata arretratezza economica, o anche comuni soggetti a spopolamento o con disagio insediativo sulla base di specifici parametri (indice di vecchiaia, numero di occupati, …). Anche frazioni piccole con questi requisiti, incluse in comuni superiori ai 5 mila abitanti, potranno fare domanda di accesso agli stanziamenti. I fondi previsti complessivamente sono 100 milioni (10 milioni di euro per l’anno 2017 e 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023) e gli investimenti serviranno a opere di riqualificazione con interventi pubblici di aree di particolare pregio all’interno dei centri storici. I comuni potranno anche comprare immobili dismessi per contrastare lo stato di abbandono e degrado, acquisire o stipulare intese per il recupero di case cantoniere e di stazioni ferroviarie non più utilizzate, nonché stipulare convenzioni con le diocesi e altri enti religiosi riconosciuti per tutelare il patrimonio artistico e valorizzare cammini e circuiti storici. Inoltre, alcune risorse vengono messe a disposizione per il piano istruzione che riguarda il collegamento delle scuole poste in aree rurali e montane, l’informatizzazione e la progressiva digitalizzazione della didattica e soprattutto il sostegno all’avviamento di imprese giovanili. Il testo prevede la possibilità di destinare soldi per la banda larga in quei comuni dove gli operatori di telecomunicazioni non hanno interesse a investire e quindi non ancora attrezzati con reti di connessione veloce e ultraveloce. Infine, per i centri sprovvisti di servizio postale ci sarà l’opportunità anche di stipulare apposite convenzioni, di intesa con le organizzazioni di categoria e con la società Poste Italiane, al fine di dare modo al cittadino di pagare imposte e fare vaglia presso gli esercizi commerciali.

“Interventi fondamentali per ristabilire il tessuto economico e sociale dei comuni che vivono una vera e propria crisi demografica – hanno affermato Scagliusi e L’Abbate (M5S) – nonché un ventaglio di possibilità di utilizzo dei fondi pubblici molto vario che rappresenta una grandissima opportunità per numerose zone della Puglia”.

IL SINDACO DI CANDELA: ” E’ SOLO ELEMOSINA”. Il sindaco di Candela, Nicola Gatta, la pensa in modo molto diverso da Scagliusi e L’Abbate sulla legge per i piccoli comuni. “Con gravissimo ritardo il governo ha approvato un provvedimento in difesa delle piccole realtà ma assegnando risorse economiche irrisorie. Le solite briciole se paragonate a quanto è stato tolto in questi anni con il taglio dei trasferimenti statali. Cento milioni di euro in sette anni per oltre 5.585 comuni con quasi dieci milioni di abitati fanno circa 2.557 € all’anno per Comune. Né più né meno di un’elemosina. Mentre poi si stanziano in due anni 31 Miliardi di euro per salvare il sistema bancario. Un’altra occasione persa dal governo nella difesa dei piccoli comuni ormai a rischio spopolamento. I sindaci fanno i salti mortali per far quadrare i conti senza incidere sui servizi alla popolazione e assicurando le necessarie manutenzioni a strade e scuole. E il governo taglia i trasferimentiUn provvedimento che non avrà efficacia alcuna e che non si tradurrà in benefici reali per i piccoli comuni e i loro abitanti. Viene da pensare che si tratti di uno specchietto per le allodole. Ritengo del tutto insufficienti le risorse assegnate: i piccoli comuni hanno bisogno di ben altro, per assicurare ai propri giovani un futuro”.