Senza investimenti, auspicati e promessi, lo stabilimento F.P.T. Iveco dell’Incoronata è spacciato. La perdita della più grossa commessa, quella dei motori diesel per Sevel (Società Europea Veicoli Leggeri, che produce anche il Fiat Ducato), sarà una batosta. Rappresenta oltre il 40% della produzione della fabbrica della zona ASI. Ad Avellino – meglio, a Pratola Serra – nell’altra FCA, sono già pronti e forse qui in Puglia avrebbero dovuto drizzare le antenne sin da dicembre, quando in Campania circolò l’indiscrezione, tra conferme e smentite, della possibile fornitura di motori diesel per la Sevel, trapelata da un Congresso nazionale della Fismc Confsal a Tivoli. In Capitanata non si arrendono, i lavoratori aspettano e sperano, ma inanellano i segnali negativi.

Oggi si è tenuto un incontro a Foggia tra la Direzione aziendale di CNH Industrial e i sindacati nazionali. E la notizia della perdita dei motori non era solo una voce di corridoio. Ne è venuto fuori un comunicato/documento a firma di tutte le organizzazioni (Uilm, Cisl, Ugl e Fismic) tranne la Cgil. “FCA ha deciso che in futuro non acquisterà più i motori diesel per Sevel da CNHI, poiché ne porterà all’interno la produzione – si legge nella nota – Di conseguenza la produzione non avverrà più nello stabilimento di Foggia, ma presumibilmente nello stabilimento di Avellino, anche se su quest’ultimo punto CNHI non si è pronunciata. Il processo di cessazione della fornitura dovrebbe avvenire progressivamente da luglio 2021 a aprile 2022, anche se si tratta di date ancora orientative. La notizia desta forte preoccupazione a Foggia, dove i motori per Sevel rappresentano circa metà della produzione, vale a dire circa 150.000 pezzi l’anno su un totale di 300.000. È evidente che per Foggia la perdita della commessa costituisce una perdita molto grave, che abbiamo circa due anni per sopperire. Con la Direzione di CNHI abbiamo discusso immediatamente della necessità di attivarci provando a incrementare le forniture verso i clienti attuali, cercando clienti nuovi e riportando all’interno lavorazioni in passato esternalizzate. Da questo ultimo punto di vista, già a settembre si dovrebbe essere in grado di iniziare a individuare alcune attività da riportare all’interno, mentre oggettivamente la ricerca di nuovi clienti richiederà tempi più lunghi. Peraltro anche gli impegni assunti verso i colleghi in somministrazione sono stati oggi confermati. In ogni caso parte un processo di confronto continuativo con la Direzione aziendale, con cadenza almeno bimestrale a partire da settembre, con l’obiettivo entro il 2022 di generare le medesime ore lavoro che si hanno attualmente. Di ciò è stato reso atto in un verbale di incontro, in cui si definisce l’impegno aziendale a intraprendere le necessarie attività per sopperire alla perdita dei volumi. Come Organizzazioni sindacali siamo convinti che sia la qualità del motore CNHI sia la professionalità dello stabilimento di Foggia danno al sito foggiano la possibilità di superare le difficoltà e di vincere anche questa sfida, ma chiediamo di avviare finalmente quegli investimenti che da tempo il sito attende di ricevere. La salvaguardia occupazionale dello stabilimento rappresenta la priorità assoluta delle Organizzazioni sindacali e dunque con assoluta determinazione monitoreremo il processo di salvaguardia e rilancio della fabbrica di Foggia”.

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